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Terra - la Garfagnana - che ha dato un grande contributo all'emigrazione. Una emigrazione che, storicamente, ha sparso gli intraprendenti figli di questa parte alta della lucchesia un po' in tutto il mondo (moltissimi, ad esempio, in Australia) e che tiene in vita diverse associazioni, fra cui la "La Lucchesi nel mondo" tutta dedita a non far smarrire il rapporto fra le terze o quarte generazioni degli antichi lucchesi con una madre-patria che non li ha mai dimenticati.
A Minucciano, più esattamente in frazione Gramolazzo, c'è una istituzione locale che non ha neppure trent'anni e che rappresenta bene il desiderio garfagnino di stare attaccati alla propria terra, di lottare per essa, di migliorarla, di impedirne lo spopolamento: è la Cassa Rurale e Artigiana.
Già dall'esterno dell'edificio che la ospita si può notare la qualità del carattere di questa cooperativa di credito, un carattere ostinato e forte, come tutti i "montanini" che si rispettino: un carattere fatto di pietra e di marmo (ricchezze della zona), ma anche di eleganza e di gentilezza (i "montanini" sanno essere eleganti e gentili sul serio, nel senso che sono incapaci di ostentare inutili ed insincere affettazioni).
Parliamo a lungo della Cassa di Minucciano con Roberto Davini, direttore dal 1983, che ci spiega subito un aspetto su cui questa cooperativa di credito sta lavorando da anni: la dimensione comprensoriale.
Abbiamo pensato di cambiare ragione sociale - dice - e di chiamarci "la banca della Garfagnana" in omaggio ad un comportamento che è già imboccato e che ha avuto un notevole impulso da quando è stata concessa l'apertura dello sportello di Piazza al Serchio.
La ratifica ufficiale è avvenuta il 10 maggio scorso, in occasione dell'assemblea annuale che ha anche eletto il nuovo presidente Franco Pesci.
Chiedere perché, nel 1963, venne deciso di costituire una Cassa Rurale e Artigiana anche su queste montagne (siamo ai piedi di una delle vette più alte e più belle delle "Apuane", il Monte Pisanino, meta di escursioni estive ed invernali), significa sentirsi rispondere ... con un blocco di marmo. Il matrimonio di questa gente con la cooperazione di credito, infatti, venne celebrato proprio in funzione della ricchezza locale: il marmo. E la Cassa Rurale non poteva che dedicare un libro ("Gli albori dell'industria marmifera in Toscana") a questa risorsa. Un bel libro curato da Corrado Giorgetti che il direttore Davini mostra con giusto orgoglio.
In verità l'origine della Cassa si spiega anche con la decisione presa, all’inizio degli anni sessanta, dall'unica banca allora esistente in Minucciano: trasferire quello sportello nell'assai più "appetibile" terra di Versilia. Buon per la Versilia, ma la zona montana restò bancariamente scoperta. I garfagnini, comunque, non si persero d'animo e costituirono in forma cooperativa una "loro" banca, tutta pensata per la specifica situazione locale.
Impossibile tacere il rapporto fra il territorio montano, la sua risorsa principale, i suoi abitanti e la grande impresa (la Montedison) che gestiva le coltivazioni marmifere: l'esigenza di avere una banca in loco fu stimolata dalla stessa grande azienda ed ora, trent'anni dopo, quella grande azienda non c'è più e la Cassa Rurale è collocata in uno dei vecchi edifici che furono sede per la Montedison. Altri edifici vicini sono stati acquistati di recente dalla Cassa che intende impedirne il degrado ed utilizzarli per ospitare auspicate esperienze di nuova imprenditorialità.
La Cassa Rurale nacque - ricorda il direttore - fra tante difficoltà ed in mezzo a tanto scetticismo. Trenta i soci fondatori, fra cui il primo presidente Benito Davini (che allora era sindaco della piccola Amministrazione Comunale), ed il presidente successivo Ilmare Magera, scomparso nel '90. I primi anni furono difficili e tutti spesi nel tentativo di acquisire la fiducia degli operatori locali e delle famiglie. C'era da superare quella diffidenza per cui la gente di montagna, in genere, va orgogliosa. La diffidenza è stata superata.
Tante cose, in trent’anni, sono cambiate: la Montedison non c'è più, l’IMEG - che le succedette - neppure, l’estrazione del marmo è ora affidata ad una cooperativa locale.
Agricoltura e pastorizia (le altre due grandi ricchezze storiche della zona) hanno pesi specifici sempre minori; l'artigianato c'è, ma andrebbe potenziato con scelte - politiche - di grande respiro che invece mancano, almeno nella concretezza dei fatti.
Anche lo sviluppo turistico è una potenzialità tuttora inespressa, in una zona che - se opportunamente valorizzata - potrebbe dare risposte intelligenti ai bisogni "vacanzieri" di qualità.
Ecco dunque che la Cassa Rurale rappresenta davvero lo strumento della speranza: per Minucciano - terra di confine fra Garfagnana e Lunigiana - ma anche per l'intera Garfagnana. Si parla, da anni, di interventi integrati a sostegno dell'economia locale; si parla di Programmi Integrati Mediterranei, di valorizzazione del prodotti locali, di sviluppo dell'offerta turistica (Gramolazzo è sulle rive di un bel laghetto artificiale). La Cassa - continua Davini - è pronta a fare la sua parte: sta cercando di promuovere scuole di formazione per i giovani del posto, nonché spazi per una mostra permanente sull'artigiano locale, per un centro studi, per un qualche abbozzo di politica congressuale. E la Cassa ha voluto tenacemente anche un bel manifesto, primo simbolo dell'importanza attribuita allo sviluppo turistico della zona. Anche sotto il Pisanino, dunque, c'è una Cassa Rurale che sostiene non solo l'economia ma anche tante altre cose: associazioni del volontariato ed un circolo culturale ("Acquabianca", dal nome di un giacimento marmifero) che ha la grande ambizione di realizzare l'archivio storico e che, da anni, riesce ad organizzare un apprezzato premio estivo di poesia. "Se ancora la zona è viva - aggiunge il direttore non senza un pizzico d'orgoglio - il merito va anche alla Cassa Rurale che ha fatto la sua parte e intende continuare a farla". A pensarci bene c'è anche un simbolo fisico di questa speranza: si chiama Nello, fa il pastore ed è socio della Cassa. Vive a Ugliancaldo e qualche anno fa la sua "speranza" andò sulle prime pagine di tutti i giornali: un figlio (Francesco) nato in quella microscopica frazione di un Comune montano dove non nascevano bambini da almeno vent'anni. E poi il piccolo Francesco ha pure trovato un fratellino. Una Cassa Rurale fatta da un centinaio di soci e con dati tecnici "confortanti". Una Cassa che sprizza simpatia e che riesce a conciliare un'offerta di servizi assai qualificata ("anche da queste parti la clientela è sempre più esigente", conferma il direttore) con una cortesia che solo una "banca di famiglia" riesce a dare. Dentro quell'edificio di pietra si trova a suo agio anche quell'anziana signora (all'incirca più vicina ai novanta che agli ottanta). Imbacuccata con uno scialle fatto a mano, si affaccia in una banca dove non c’è bisogno di arzigogolate porte elettroniche. Per rispetto a chissà quale retaggio, chiede "permesso" ma poi è subito in casa sua: le spiegano tutto. E lo fanno - ecco il punto - con la stessa accuratezza e la stessa professionalità che altrove sono dedicate solo ad un altro tipo di clienti: quelli "grossi".
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